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Minoru Mochizuki - Il Maestro del XX Secolo

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7 Aprile 1907 - 30 Maggio 2003

Il Maestro Minoru Mochizuki è nato il 7 Aprile 1907 a Shizuoka. Trasferitosi giovanissimo a Tokyo con la famiglia, scopre le Arti Marziali e inizia a praticare il a cinque anni il Judo, poi il Kendo e il Ju Jutsu. Proprio in quest’ultima arte, nel 1924 viene preso come pupillo da Oshima Sanjuro, soke di un antico stile, il Gyokushin Ryu, specializzato in lussazioni articolari, tecniche d’anca e sutemi. Nel 1927 viene accettato come Uchi Denshi da Kyuzo Mifune sensei (direttore del Kodokan, X dan di Judo) e in seguito notato dallo stesso fondatore del Judo, Maestro Jigoro Kano, che ne fa uno dei suoi più brillanti assistenti e ricercatori. Per iniziativa di Kano, Minoru Mochizuki entra in una sezione speciale del Kodokan, il Kobudo Kenkyukai. Questo istituto doveva addestrare i migliori talenti del Kodokan nelle Arti Marziali antiche, i Koryu Bujutsu. Minoru sensei studia il Katori Shinto Ryu (scherma classica giapponese), lo Shindo Muso Ryu (scherma con il bastone JO). Di sua iniziativa riprende a studiare il Kendo con uno dei migliori esperti dell’epoca, Nakayama Hakudo, che lo introduce pure allo Iai della scuola Muso Shindo Ryu.  In seguito è inviato da Jigoro Kano presso il Maestro Morihei Ueshiba, fondatore dell’Aikido. Tenuto in gran stima anche dallo stesso Maestro Ueshiba, nel 1931 Minoru Mochizuki sensei ritorna alla città di Shizuoka, così legata alla sua famiglia, e apre il suo Dojo, il Budo Yoseikan. Pochi anni dopo, nel 1936, gli nasce il suo primo figlio, Hiroo.

Minoru Mochizuki sensei riceve nel 1938 un importante incarico governativo e si trasferisce in Mongolia, dove ricopre la carica di Vice-Prefetto distrettuale. Finita, la guerra ritorna in Giappone nel 1946, e poco dopo riprende l’insegnamento nel suo Dojo. Nel 1951 fa parte di una delegazione culturale del Giappone invitata ad una manifestazione dell’Unesco a Ginevra. Per un contrattempo è costretto a rimanere in Europa, dove dà lezioni e dimostrazioni di Judo, Aikido e Bujutsu. La sua opera continua negli anni a venire, soprattutto in Francia, grazie anche al trasferimento del figlio Hiroo in questa nazione, dove lo stesso promuoverà, oltre che le Arti Marziali paterne, anche il Karate, e in seguito fonderà loYoseikan Budo.

Minoru Mochizuki sensei continua il suo insegnamento in Giappone, dove arriva ai più alti gradi nelle numerose discipline che pratica. Continua a recarsi in Europa, anche se, dagli anni ottanta in poi, l’età e la salute ne limitano gli spostamenti.

Nel 2000 riceve a Shizuoka la delegazione dello Yoseikan Budo Internazionale. Nel 2001, stante la sua cattiva salute, si trasferisce definitivamente in Europa, presso il figlio Hiroo ad Aix-en-Provence, dove si dedica a trasmettere le sue tecniche, oltre che al suo stesso figlio, al nipote Michihito e agli alti gradi dello Yoseikan Budo International. Nella stessa estate del 2001 trasmette la successione come Soke dello Yoseikan al Figlio Hiroo, davanti all’assemblea internazionale dei maestri della scuola.

Prostrato dalla malattia, si ritira progressivamente dal mondo, fino a spegnarsi il 30 maggio 2003.

Il Maestro Minoru Mochizuki, nella sua lunghissima carriera, ha ottenuto moltissimi riconoscimenti in numerose Arti Marziali. Ne diamo qui un preciso elenco:

·         Decimo Dan di Aikido, Meijin, grado Kokusai Budo Inn riconosciuto dalla famiglia Ueshiba

·         Nono Dan di Nihon Ju Jutsu

·         Ottavo Dan di Judo Kokusai Budo Inn

·         Settimo Dan di Judo Kodokan

·         Ottavo Dan Hanshi di Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu

·         Settimo Dan di Iaido, Kyoshi, Zen Nihon Iaido Renmei

·         Quinto Dan di Kendo Zen Nihon Kendo Renmei

·         Quinto Dan di Shindo Muso Ryu Jo Jutsu

Inoltre ha ricevuto i seguenti diplomi tradizionali:

·         Da Morihei Ueshiba il Menkyo Kaiden e i due rotoli di Okuden “Goshinyo no Te” e “ Hiden ogi no Koto”.

·         Da Sanjuro Oshima, Soke di Gyokushin Ryu, lo “Shoden Kirigami Mokuroku”

Minoru Mochizuki sensei è stato un grande Maestro di Arti Marziali, un divulgatore eccezionale, un testimone del passaggio dal Bujutsu al Budo fatto dagli innovatori Jigoro Kano e Morihei Ueshiba, e anche un avversario della crescente corruzione odierna del Bujutsu e del Budo classici in più commerciali versioni sportive. Minoru Mochizuki sensei è nato in un Giappone ancora contadino e medioevale, un mondo di campagne e città fatte di case di carta, dove il passato ancora integro era accostato dal nuovo, è cresciuto con il progresso “all’occidentale” prima imposto, poi adottato, alla fine invadente e corruttore. Giovane attento e dotato, è stato allievo stimato e favorito di eccezionali personalità, sia maestri conosciuti da tutti come Jigoro Kano, Morihei Ueshiba, Kyuzo Mifune, sia meno conosciuti ma non meno importanti e validi come Hakudo Nakayama, Sanjuro Oshima, Ichiro Shiina, Toku Sanbo, Takaji Shimitsu.

E’ difficile, scrivere in memoria, ricordare un tale personaggio senza cadere nella retorica o nelle figure di circostanza, evitare di ricorrere a figure retoriche, ad etichette tipo ”l’ultimo samurai”, o “l’uomo con più dan al mondo”. Voglio parlare di lui, sia come me lo ricordo, di persona, sia per quello che ho sentito, le tante cose di lui che mi hanno raccontato. Parole di suo figlio, il mio Maestro, Hiroo Mochizuki, e di altri “vecchi” dello Yoseikan, o ancora altre persone di altre Arti Marziali che l’avevano conosciuto.

Ho avuto la fortuna di incontrarlo di persona a metà degli anni ottanta, quando il Maestro Minoru intervenne ai seminari estivi di Yoseikan Budo indetti da suo figlio Hiroo. Era l’anno 1986.

Non avevo mai visto prima il Maestro Minoru Mochizuki, sia perché mi muovevo solo nell’ambito dello Yoseikan Budo, sia perché il vecchio Maestro, non più in buona salute, aveva rarefatto i suoi viaggi in Europa. Era già un uomo anziano e subiva le conseguenze di alcune malattie che lo avevano debilitato. Ma ebbi subito occasione di accorgermi come la sua figura dominava ancora il tatami e di apprezzare come il Maestro offrisse il suo insegnamento con efficacia e lucidità didattica.

Ricordo vividamente quel primo incontro, lo vidi mentre scendeva dal leggendario pulmino volkwagen di suo figlio. Un vecchietto arzillo vicino agli ottant’anni, ma con alcuni evidenti acciacchi che affaticavano il suo movimento. Aveva l’aria di chi si aspetta di essere ascoltato e un’indiscutibile alone di carisma ed autorità.

Mi accorsi subito che Minoru Mochizuki sensei sembrava vivesse due vite differenti. In quella normale era un vecchio che camminava a piccoli passi continui, soffriva il caldo e si fermava spesso a fare pause. Sulla materassina era un maestro-drago che si aggirava a grandi passi, dominando la situazione e gli astanti. Il suo insegnamento era lineare, le tecniche erano concetti e i concetti si materializzavano in tecniche. Il Maestro Minoru Mochizuki mostrava una “figura”, una possibilità, ne spiegava la tecnica dimostrandone la sua semplicità intrinseca. Fatta da lui, dopo la sua dimostrazione, l’azione sembrava facile come respirare. La sua esperienza era universale, adeguata alla vastità dei suoi studi e alla competenza straordinaria dei suoi antichi Maestri. Lui preferiva insistere su alcuni, specifici, campi: proiezioni, spesso del gruppo dei sutemi (tecniche di sacrificio), combinazioni di lotta a terra con preferenza per gli strangolamenti, leve e immobilizzazioni dove Uke era bloccato prono al terreno. Erano particolari le tecniche con le armi, soprattutto principi di scherma con la spada ed il bastone. Dato che lo avevo visto, dapprima, come una persona anziana fuori dal Dojo, mi impressionava maggiormente l’abilità con cui agiva sul tatami: nelle proiezioni, giocate con spostamenti e senso del tempo, che rendevano il lancio un momento quasi impalpabile e repentino; nella lotta a terra, dove immobilizzava colossi inchiodandoli al suolo; nella scherma, dove batteva gli agonisti con la spada da gara, come se ne conoscesse i pensieri prima della loro azione. Lo seguivamo mentre si aggirava tra noi atleti controllando le nostre esecuzioni, spiegando ad ogni persona come realizzarle meglio, offrendo soluzioni tecniche sottili e geniali.

Fu in quella occasione che, ad un certo punto, ci chiamò e ci volle dire che apprezzava moltissimo la nostra pratica ed era orgoglioso della creazione di suo figlio Hiroo, lo Yoseikan Budo:

L’evoluzione è il dovere di ogni maestro - ci sottolineò - Io stesso ho reso possibile accedere, presso la mia scuola, ai vari insegnamenti dei miei maestri, ma in modo separato, fedele al sistema con cui loro me li hanno trasmessi. Mio figlio ha compiuto il passo successivo e li ha uniti, creando un sistema logico e naturale.”

In quello stesso anno, alla fine del periodo di stage, durato due settimane, erano previste delle gare individuali a livello internazionale, un vero torneo mondiale individuale. Si trattava di una delle prime gare in assoluto all’interno dello Yoseikan Budo, dopo i Campionati Mondiali, organizzati a Parma e vinti trionfalmente dalla nazionale italiana. C’era una affluenza notevole di atleti da ogni parte del mondo, attratti, oltre che dall’eccezionale seminario in se, dalla concomitanza con questo avvenimento agonistico, dall’impegnativo regolamento imposto.

Durante una pausa della gara il Maestro Minoru Mochizuki fece una dimostrazione, eseguendo la sua versione degli undici Kata di Iai del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu. L’armonia dei movimenti e la proiezione dello spirito marziale nell’azione rendevano la scena terribile e magnifica. I giovani, i competitori, atleti al massimo delle loro capacità fisiche, guardando quello spettacolo si rendevano conto che velocità e forza non erano tutto, che caratteristiche e doti diverse subentravano, nette ed efficaci, col progresso dello studio, anche con l’avanzare dell’età.

Il ruolo storico di Minoru Mochizuki sensei per noi europei è particolarmente significativo. E’ stato la nostra “Porta dell’Oriente”. Attraverso lui, e altri Maestri che direttamente o indirettamente lui ha inviato in Europa, l’Occidente europeo ha conosciuto le Arti Marziali giapponesi nella loro interezza. E’ vero che, nel Judo e in qualche stile di Ju Jutsu tradizionale, erano già venuti in Europa alcuni maestri giapponesi, ma il loro insegnamento non era stato né così profondo, né così globale come quello che Minoru sensei era in grado di fare. Con Minoru sensei il Judo francese conobbe una crescita enorme in fatto di qualità e quantità, con Minoru sensei l’Europa conobbe l’Aikido, il Kendo, il Kobujutsu e lo Iai. Minoru, inoltre, fece da tramite a molti altri maestri, sia favorendo direttamente il loro arrivo in Europa, sia rendendo possibile agli europei conoscere la loro esistenza e poter usufruire dei loro insegnamenti. Grazie allo Yoseikan e a Minoru sensei accadde che suo figlio Hiroo si recasse in Europa, dove introdusse il Karate e ne aiutò lo sviluppo, inviando numerosi maestri laddove ve n’era richiesta.

Questa azione attivò, indirettamente, altri arrivi, perché fu per far concorrenza all’Aikido del gruppo Yoseikan che l’Aikikai inviò in Europa Abe, Tada e Tamura, e per far concorrenza al Wado Ryu, allo Shotokai e allo Shito Ryu, sempre promossi in Europa dal Dojo Yoseikan, che la Jka mandò Kase, Shirai ed Enoeda. Grazie a Minoru sensei si creò l’interesse per le scuole tradizionali di Bujutsu, e venne in Europa Sugino Yoshio sensei, Hatakeyama sensei ed il Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu. Parallelamente, cercando il diverso, altri andarono da Tokimune Takeda per conoscere il Daito Ryu o da Shimitsu per lo Shindo Muso Ryu. Ancora, fu grazie al figlio di Minoru sensei, Hiroo Mochizuki sensei, che arrivarono in vari luoghi d’Europa maestri di Karate, tra cui Murakami.

Guardando Minoru Mochizuki, negli occhi e nell’aspetto, si poteva vedere riflessa l’immagine dei budoka che furono, i suoi grandi Maestri. Ognuno di noi sentiva ancora la presenza di quelle persone mitiche, le cui imprese sembrano leggende. Il suo era il ricordo del testimone, la sua tecnica un richiamo costante a quei colossi, ma si vedeva la sua mano di adattatore, interprete, innovatore. Temperato dalla idea didattica strutturale di Kano, l’insegnamento di Minoru sensei era chiaro, oggettivo, sperimentale, rivolto al confronto per superarlo. L’idea “moderna” del padre del Judo riconosceva l’educazione come fine dell’Arte Marziale, l’individuo doveva conoscersi e promuoversi, rinascere rinnovato dal confronto con l’altro. Il principio dell’oggettività della tecnica di Jigoro Kano sensei costituiva, di conseguenza, per Minoru Mochizuki sensei, un preciso imperativo: solo se la singola specifica tecnica era applicabile comunque e dovunque, costituendo il “miglior impiego dell’energia”, allora poteva entrare nel patrimonio tecnico della scuola Yoseikan.

Minoru Mochizuki sensei sottolineava spesso questo concetto: l’importanza, in una tecnica, era l’efficacia. Chiunque, eseguendola correttamente, doveva ricavarne gli stessi effetti. Nella sua curiosità passava al vaglio ogni tecnica che vedeva, ne controllava i criteri e l’efficacia, l’adattava alla sua esperienza cercando di fare in modo che fosse utile a tutti.

Partendo dal “Grande Insegnamento di Kano”, altre influenze al suo insegnamento venivano da O Sensei Morihei Ueshiba, dal Gyokushin Ryu di Oshima sensei, dal Kendo di Nakayama sensei, dal Katori Shinto Ryu di Shiina sensei.

Da Ueshiba e Mifune sensei, Minoru sensei aveva preso l’idea del movimento circolare, mentre l’insegnamento giovanile del Gyokushin, maturato più tardi, aveva proiettato lo stesso movimento in una dimensione spaziale, tridimensionale, dove il centro dell’azione era fluttuante tra i due esseri in movimento. Dall’arte della spada Minoru sensei aveva tratto l’eleganza, la semplicità, l’azione diretta e spietata e, allo stesso tempo, pianificata in modo da essere ineluttabile, sicura.

Minoru sensei parlava con grande rispetto di O Sensei Morihei Ueshiba, dicendo che la sua visione dell’Universo aveva prodotto una nuova maniera di concepire il Budo, rendendolo non solo la strada di noi stessi, ma il vero e proprio posto di tutto. Il Maestro diceva che lui aveva capito solo con la maturità l’ampiezza della visione di Morihei Ueshiba, e diceva che la vera comprensione era una cosa difficile e personale, che ogni allievo deve trovare da se, e questo avverrà solo quando sarà il tempo. L’Aikido Yoseikan contiene tecniche di tutta la carriera di Ueshiba sensei per permettere all’allievo di fare la stessa strada, conoscere le esperienze che hanno dato a Ueshiba stesso la sua magnifica visione.

Questa e molte altre storie Mochizuki Minoru sensei ci ha raccontato. Fedele all’insegnamento tradizionale amava molto intramezzare la tecnica con il racconto di episodi della vita dei suoi maestri, i loro detti.

Quando è giunto il suo momento, con semplicità, se ne è andato mormorando “Grazie”!

 

Un simile evento, chi è legato da un rapporto al fatto, deve dire qualcosa agli altri, annunciando l’avvenuto passaggio ed elogiando l’opera di colui che è morto.

E’ stata una persona particolare, una persona che ha avuto una vita ricca e irripetibile, tale da fare di lui un’icona esemplare.

Cos’è che distingue un uomo da un altro? Quali sono le caratteristiche, tali da poterci far esclamare una stima, un apprezzamento, o una riprovazione? Minoru Mochizuki è il prototipo, l’incarnazione ed il modello del maestro. I suoi stessi tutori e mentori intuirono subito in lui la rara abilità dell’insegnante naturale, e considerarono sempre questa sua capacità, forgiandolo per questo compito.

L’azione di Minoru Mochizuki sensei è sempre stata questa, tramandare e diffondere l’insegnamento dei suoi maestri, i grandi innovatori che, a cavallo del XIX e del XX secolo, cercarono di promulgare il Budo come forma di educazione, di comprensione e di sviluppo personale. Oggi la sua eredità continua nelle mani di suo figlio Hiroo sensei e, sostenuta dallo Yoseikan Budo, si propone viva e valida per tutti.

Adriano Amari

 

 

 

 

 

Prostrato dalla malattia, si ritira progressivamente dal mondo, fino a spegnarsi il 30 maggio 2003.

Il Maestro Minoru Mochizuki, nella sua lunghissima carriera, ha ottenuto moltissimi riconoscimenti in numerose Arti Marziali. Ne diamo qui un preciso elenco:

  • Decimo Dan di Aikido, Meijin, grado Kokusai Budo Inn riconosciuto dalla famiglia Ueshiba
  • Nono Dan di Nihon Ju Jutsu
  • Ottavo Dan di Judo Kokusai Budo Inn
  • Settimo Dan di Judo Kodokan
  • Ottavo Dan Hanshi di Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu
  • Settimo Dan di Iaido, Kyoshi, Zen Nihon Iaido Renmei
  • Quinto Dan di Kendo Zen Nihon Kendo Renmei
  • Quinto Dan di Shindo Muso Ryu Jo Jutsu

Inoltre ha ricevuto i seguenti diplomi tradizionali:

  • Da Morihei Ueshiba il Menkyo Kaiden e i due rotoli di Okuden “Goshinyo no Te” e “ Hiden ogi no Koto”.
  • Da Sanjuro Oshima, Soke di Gyokushin Ryu, lo “Shoden Kirigami Mokuroku”

Il 30 maggio 2003 Minoru Mochizuki è morto. E’ stato un grande Maestro di Arti Marziali, un divulgatore eccezionale, un testimone del rinnovamento del Budo fatto dagli innovatori Jigoro Kano e Morihei Ueshiba, un avversario della crescente corruzione del Bujutsu e del Budo classici in sport contemporaneo. Minoru Mochizuki è nato in un Giappone ancora contadino e medioevale, un mondo di campagne e città fatte di case di carta, dove un passato ancora integro era accostato al nuovo, il progresso “occidentale” prima imposto e poi velocemente adottato. Giovane attento e dotato, è stato allievo stimato e favorito di eccezionali personalità, sia maestri conosciuti da tutti come Jigoro Kano, Morihei Ueshiba, Kyuzo Mifune, sia meno conosciuti come Hakudo Nakayama, Sanjuro Oshima, Ichiro Shiina, Toku Sanbo, Takaji Shimitsu.

E’ difficile, scrivere in memoria, ricordare un tale personaggio senza cadere nella retorica o nelle figure di circostanza, evitare di ricorrere a figure retoriche, ad etichette tipo ”l’ultimo samurai”, o “l’uomo con più dan al mondo”. Voglio parlare di lui, sia come me lo ricordo , di persona, sia per quello che ho sentito, le tante cose di lui che mi hanno raccontato. Parole di suo figlio, il mio Maestro, Hiroo Mochizuki, e di altri “vecchi” dello Yoseikan, o ancora altre persone di altre Arti Marziali che l’avevano conosciuto.

Ho avuto la fortuna di conoscerlo direttamente a metà degli anni ottanta, quando il Maestro Minoru intervenne agli stage estivi di Yoseikan Budo indetti da suo figlio Hiroo. Era l’anno 1986.

Non avevo mai visto prima il Maestro Minoru Mochizuki, sia perché mi muovevo solo nell’ambito dello Yoseikan Budo, sia perché il vecchio Maestro, non più in buona salute, aveva rarefatto i suoi viaggi in Europa. Era già un uomo anziano e subiva le conseguenze di alcune malattie che lo avevano debilitato. Ma ebbi subito occasione di accorgermi come la sua figura dominava ancora il tatami e di apprezzare come il Maestro offrisse il suo insegnamento con efficacia e lucidità didattica.

In quel primo incontro lo vidi mentre scendeva dal leggendario pulmino volkwagen di suo figlio. Un vecchietto arzillo vicino agli ottant’anni, ma con alcuni evidernti acciacchi che affaticavano il suo movimento. Aveva l’aria di chi si aspetta di essere ascoltato e un’indiscutibile alone di carisma ed autorità. Mi accorsi subito che Minoru Mochizuki sembrava vivesse due vite differenti. In quella normale era un vecchio che camminava a piccoli passi continui, soffriva il caldo e si fermava spesso a fare pause. Sulla materassina era un maestro-drago che si aggirava a grandi passi, dominando la situazione e gli astanti. Il suo insegnamento era lineare, dove le tecniche erano concetti e i concetti si materializzavano in tecniche. Il Maestro Minoru Mochizuki mostrava una “figura”, una possibilità, ne spiegava la tecnica dimostrandone la sua semplicità intrinseca. Fatta da lui, dopo la sua dimostrazione, l’azione sembrava facile come respirare. La sua esperienza era universale, adeguata alla vastità dei suoi studi e alla competenza straordinaria dei suoi antichi Maestri. Lui preferiva insistere su alcuni, specifici, campi: proiezioni, spesso del gruppo dei sutemi (tecniche di sacrificio), combinazioni di lotta a terra con preferenza per gli strangolamenti, le leve e le immobilizzazioni dove Uke era bloccato prono al terreno. Erano particolari le tecniche con le armi, soprattutto principi di scherma con la spada ed il bastone. Dato che lo avevo visto, dapprima, come una persona anziana fuori dal Dojo, mi impressionava maggiormente l’abilità con cui agiva sul tatami: nelle proiezioni, giocate con spostamenti e senso del tempo, che rendevano il lancio un momento quasi impalpabile e repentino; nella lotta a terra, dove immobilizzava colossi inchiodandoli al suolo; nella scherma, dove batteva gli agonisti con la spada da gara, come se ne conoscesse i pensieri prima della loro azione. Lo seguivamo mentre si aggirava tra noi atleti controllando le nostre esecuzioni, spiegando ad ogni persona come realizzarle meglio, offrendo soluzioni tecniche sottili e geniali.

Fu in quella occasione che, ad un certo punto, ci chiamò e ci volle dire che apprezzava moltissimo la nostra pratica ed era orgoglioso della creazione di suo figlio Hiroo, lo Yoseikan Budo: “L’evoluzione è il dovere di ogni maestro - ci sottolineò - Io ho reso possibile accedere, presso la mia scuola, agli insegnamenti dei miei maestri, contemporaneamente, ma in modo separato, fedele al sistema con cui loro me li hanno trasmessi. Mio figlio ha compiuto il passo successivo e li ha uniti, creando un sistema logico e naturale.”

In quello stesso anno, alla fine del periodo di stage, durato due settimane, erano previste delle gare individuali a livello internazionale, un vero torneo mondiale individuale. Si trattava di una delle prime gare in assoluto all’interno dello Yoseikan Budo, dopo i Campionati Mondiali, organizzati a Parma e vinti trionfalmente dalla nazionale italiana. C’era una affluenza notevole di atleti da ogni parte del mondo, attratti, oltre che dall’eccezionale stage in se, dalla concomitanza con questo avvenimento agonistico,maggiormente attraente per l’impegnativo regolamento imposto.

Durante una pausa della gara il Maestro Minoru Mochizuki fece una dimostrazione, eseguendo la sua versione degli undici Kata di Iai del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu. L’armonia dei movimenti e la proiezione dello spirito marziale nell’azione rendevano la scena terribile e magnifica. I giovani, i competitori, atleti al massimo delle loro capacità fisiche, guardando quello spettacolo si rendevano conto che velocità e forza non erano tutto, che caratteristiche e doti diverse subentravano, nette ed efficaci, col progresso dello studio, anche con l’avanzare dell’età.
Il ruolo storico di Minoru Mochizuki per noi europei è particolarmente significativo. E’ stato la nostra “Porta dell’Oriente”. Attraverso lui, e altri Maestri che direttamente o indirettamente lui ha inviato in Europa, l’Occidente europeo ha conosciuto le Arti Marziali giapponesi nella loro interezza. E’ vero che, nel Judo e in qualche stile di Ju Jutsu tradizionale, erano già venuti in Europa alcuni maestri giapponesi, ma il loro insegnamento non era stato né così profondo, né così globale come quello che Minoru era, e fu, in grado di far fare. Con Minoru il Judo francese conobbe una crescita enorme in fatto di qualità e quantità, con Minoru l’Europa conobbe l’Aikido, il Kendo, il Kobujutsu e lo Iai. Minoru, inoltre, fece da tramite a molti altri maestri, sia favorendo direttamente il loro arrivo in Europa, sia rendendo possibile agli europei conoscere la loro esistenza e recarsi a usufruire dei loro insegnamenti. Grazie allo Yoseikan e a Minoru suo figlio Hiroo si recò in Europa, vi introdusse il Karate e ne aiutò lo sviluppo, inviando numerosi maestri laddove ve n’era richiesta.

Questa azione attivò, indirettamente, altri arrivi, perché fu per far concorrenza all’Aikido del gruppo Yoseikan che l’Aikikai inviò in Europa Abe, Tada e Tamura, per far concorrenza al Wado Ryu, allo Shotokai e allo Shito Ryu che la Jka mandò Kase, Shirai ed Enoeda. Grazie a Minoru si creò l’interesse per le scuole tradizionali di Bujutsu, venne in Europa Sugino, Hatakeyama ed il Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu. Parallelamente, cercando il diverso, altri andarono da Tokimune Takeda per conoscere il Daito Ryu o da Shimitsu per lo Shindo Muso Ryu. Ancora, fu grazie al figlio di Minoru, Hiroo Mochizuki, che arrivarono in vari luoghi d’Europa maestri di Karate, tra cui Murakami.

Guardando Minoru Mochizuki, negli occhi e nell’aspetto, si poteva vedere riflessa l’immagine dei budoka che furono, i suoi grandi Maestri. Ognuno di noi sentiva ancora la presenza di quelle persone mitiche, le cui imprese sembrano leggende. Il suo era il ricordo del testimone, la sua tecnica un richiamo costante a quei colossi, ma si vedeva la sua mano di adattatore, interprete, innovatore. Temperato dalla idea didattica strutturale di Kano, l’insegnamento di Minoru era chiaro, oggettivo, sperimentale, rivolto al confronto per superarlo. L’idea “moderna” del padre del Judo riconosceva l’educazione come fine dell’Arte Marziale, l’individuo doveva conoscersi e promuoversi, rinascere rinnovato dal confronto con l’altro. Il principio dell’oggettività della tecnica di Jigoro Kano costituiva, di conseguenza, per Minoru Mochizuki, un preciso imperativo: solo se la singola specifica tecnica era applicabile comunque e dovunque, costituendo il “miglior impiego dell’energia”, allora poteva entrare nel patrimonio tecnico della scuola Yoseikan.

Minoru Mochizuki sottolineava spesso questo concetto, l’importanza, in una tecnica, era l’efficacia. Chiunque, eseguendola correttamente, doveva ricavarne gli stessi effetti. Nella sua curiosità passava al vaglio ogni tecnica che vedeva, ne controllava i criteri e l’efficacia, l’adattava alla sua esperienza cercando di fare in modo che fosse utile a tutti.

Partendo dal “Grande Insegnamento di Kano”, altre influenze al suo insegnamento venivano da O Sensei Morihei Ueshiba, dal Gyokushin Ryu di Oshima, dal Kendo di Nakayama, dal Katori Shinto Ryu di Shiima.

Da Ueshiba, Minoru aveva preso l’idea del movimento circolare, mentre l’insegnamento giovanile del Gyokushin, maturato più tardi, aveva proiettato lo stesso movimento in una dimensione spaziale, tridimensionale, dove il centro dell’azione era fluttuante tra i due esseri in movimento. Dall’arte della spada Minoru aveva tratto l’eleganza, la semplicità, l’azione diretta e spietata e, allo stesso tempo, pianificata in modo da essere ineluttabile, sicura.

Minoru parlava con grande rispetto di O Sensei Morihei Ueshiba, dicendo che la sua visione dell’Universo aveva prodotto una nuova maniera di concepire il Budo, rendendolo non solo la strada di noi stessi, ma il vero e proprio posto di tutto. Il Maestro diceva che lui aveva capito solo con la maturità l’ampiezza della visione di Morihei Ueshiba, e diceva che la vera comprensione era una cosa difficile e personale, che ogni allievo deve trovare da se, e questo avverrà solo quando sarà il tempo. L’Aikido Yoseikan contiene tecniche di tutta la carriera di Ueshiba per permettere all’allievo di fare la stessa strada, conoscere le esperienze che hanno dato a Ueshiba stesso la sua magnifica visione.

Questa e molte altre storie Mochizuki Minoru Sensei ci ha raccontato. Fedele all’insegnamento tradizionale amava molto intramezzare la tecnica con il racconto di episodi della vita dei suoi maestri, i loro detti. Se ci sarà un altro tempo e un’altra occasione, avrò, allora, il piacere di raccontarveli.

Quando è giunto il suo momento, con semplicità, “Grazie” è stata l’ultima parola detta dal Maestro...

Quando avviene un simile evento, tocca a chi è legato da un rapporto al fatto, dire qualcosa agli altri, annunciando l’avvenuto passaggio ed elogiando l’opera di colui che è morto. Una persona particolare, conosciuta, specialmente in questo ambiente, una persona che ha avuto una vita ricca e particolare, irripetibile, e tale da fare di lui un’icona esemplare.

Cos’è che distingue un uomo da un’altro? Quali sono le caratteristiche, tali da poterci far esclamare una stima, un apprezzamento, o una riprovazione ? Minoru Mochizuki è il prototipo, l’incarnazione ed il modello del maestro. I suoi stessi tutori e mentori intuirono subito in lui la rara abilità dell’insegnante naturale, e considerarono sempre questa sua capacità, forgiandolo per questo compito.

L’azione di Minoru Mochizuki Sensei è sempre stata questa, tramandare e diffondere l’insegnamento dei suoi maestri, i grandi innovatori che, a cavallo del XIX e del XX secolo, cercarono di promulgare il Budo come forma di educazione, di comprensione e di sviluppo personale. Oggi la sua eredità continua nelle mani di suo figlio Hiroo e, sostenuta dallo Yoseikan Budo, si propone viva e valida per tutti.

Adriano Amari

 

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